racconti di microMacismo

Alice

È vero che ci sono ambienti più ostili di altri, pieni di uomini più ostili di altri.
Non bisogna però giustificarli o dare loro la ragione.
Che poi non è neanche bello sentirsi dire che sono andata io a cercarmele queste situazioni di disparità, io volevo solo studiare fisica, mi affascinavano i grandi scienziati, ma di più le grandi scienziate, loro che hanno lottato contro i pregiudizi di un epoca che le voleva relegate in cucina ma forse è ancora così e io sono solo abbastanza testarda da volerli scardinare questi maledetti pregiudizi.                                                                                               

Ricordo perfettamente tante situazioni in cui sentivo di essere trattata in modo diverso. La volta che mi ha dato più fastidio, quasi un fastidio fisico, un prurito, fu quando ero una ricercatrice ed era venuto un professore a fare un seminario esattamente sul mio argomento di tesi. Alla fine del seminario, io e un mio collega, maschio, più piccolo che faceva la tesi su un argomento tangente, andiamo a fare una domanda al luminare. Io faccio la domanda perché sono io l’esperta di quel tema e il professore risponde al mio collega. Non mi guarda proprio quando risponde. Si rivolge a lui. Io non esistevo.

Mi chiedo se ci sia cosa più fastidiosa. Forse c’è, credo sia quando più di una volta mi sono sentita dire durante seminari o conferenze “carina per essere una fisica” o peggio “intelligente per essere una donna”.

 

Isadora

Sono sempre stata una ragazza che fa tante cose insieme e tutte bene. Al liceo, per esempio, ero la più brava della classe. Facevo sport, volontariato e per due anni di fila sono stata rappresentante d’istituto, carica importante per una che ha sempre voluto fare politica. Un primo passo verso una poltrona prestigiosa, penserete voi, un passo più vicina all’uguaglianza tra uomo e donna, dico io. E si, perché proprio al liceo ho imparato che il micromacismo è un affare che non permette alle ragazze di avere la stessa quantità di voce dei ragazzi. Ho frequentato un liceo classico, di 4 rappresentanti ero l’unica donna (e tutti saprete che percentualmente i licei classici sono frequentati di più da ragazze) ed ero io che mi occupavo di tutto: organizzavo i comitati e moderavo i dibattiti. Il preside nonostante questo si ostinava a riferirsi e a chiamare in presidenza i miei cari colleghi maschi invece di chiamare me, i quali poi, per forza di cose, dovevano riferirmi gli avvisi se no non si sarebbe fatto nulla, loro non l’avrebbero fatto quello che chiedeva il preside. Quando ho iniziato a frequentare i collettivi femministi me ne sono resa ancora più conto. Ho iniziato ad analizzare i comportamenti sociali, e da subito ho notato sia i micromacismi da parte di uomini, ma anche da parte delle donne. Avete presente quando ci passiamo gli assorbenti come se fossero bombe che stanno per esplodere? Beh, quello è un comportamento micromacista.                                   

A volte finisco la giornata pensando “basta, non ne posso più”, é come avere addosso ogni giorno un enorme zaino che si riempie di pietre ogni volta che vedo o sento una disparità.
E pensare che gli anni del liceo dovevano essere i più belli della mia vita. Per me sono stati gli anni in cui ho capito di essere discriminata solo perché parte del secondo sesso.

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